Matt Hougan, CIO di Bitwise, sostiene che il bitcoin potrebbe trarre vantaggio da scenari economici guidati dall’intelligenza artificiale anche radicalmente diversi tra loro, da un boom della produttività a un crollo recessivo. La sua tesi si basa su un’idea: che il mondo registri una maggiore abbondanza, una maggiore creazione di moneta o semplicemente una maggiore diffusione, la scarsità continua a favorire il bitcoin.
Bitcoin vince sia con boom IA sia con crollo: CIO Bitwise

Punti chiave
- Il CIO di Bitwise, Matt Hougan, afferma che il bitcoin può trarre vantaggio sia in caso di boom dell’intelligenza artificiale (IA), sia in caso di crollo, sia in caso di crescita modesta.
- La scarsità, la liquidità e l’adozione costituiscono tre percorsi distinti che potrebbero sostenere la domanda di bitcoin nel lungo termine.
- La tesi è valida solo se il bitcoin continua a guadagnare credibilità come riserva di valore globale scarsa.
Il bitcoin non ha bisogno di un unico esito dell’IA per avere successo, sostiene Matt Hougan
Gli investitori in bitcoin potrebbero stare riflettendo troppo sulla questione dell’IA. È questa la tesi di Matt Hougan, Chief Investment Officer di Bitwise, secondo cui la criptovaluta può uscirne rafforzata in quasi tutti i principali scenari economici legati all’intelligenza artificiale.
Il quadro di riferimento di Hougan è volutamente ampio. L’IA potrebbe innescare una straordinaria crescita della produttività, crollare in una crisi alimentata dal debito o semplicemente produrre modesti guadagni senza rivoluzionare l’economia. A suo avviso, ogni scenario crea comunque un percorso plausibile verso una maggiore domanda di bitcoin a lungo termine.
L’abbondanza derivante dall’IA potrebbe rendere la scarsità più preziosa
Anche lo scenario più ottimistico per l’economia potrebbe favorire il bitcoin. Se l’IA aumentasse drasticamente la produttività e rendesse il software, il lavoro legale, la diagnostica e altri servizi ad alto contenuto intellettuale notevolmente più economici, Hougan prevede che il valore si sposterebbe verso beni che rimangono scarsi. Tra questi figurano il settore immobiliare, l’arte, l’oro e il bitcoin.
La sua logica è semplice: l’abbondanza riduce il valore di ciò che può essere riprodotto facilmente, aumentando al contempo l’attrattiva relativa degli asset con un’offerta fissa o limitata. Il limite massimo di offerta del bitcoin diventerebbe quindi più importante, e non meno, in un mondo in cui l’IA rende abbondanti molti altri beni e servizi.
Un crollo del settore dell’IA potrebbe innescare il «liquidity trade»
Secondo Hougan, anche l’esito opposto potrebbe alla fine favorire le criptovalute. Se il boom degli investimenti nell’IA dovesse interrompersi, gli asset ad alta crescita potrebbero subire un calo, i mutuatari dei data center potrebbero andare in default e l’economia potrebbe scivolare in recessione. Inizialmente, il bitcoin verrebbe probabilmente venduto in massa insieme ad altri asset di rischio.
Ciò che accadrà in seguito è fondamentale per la sua tesi. Hougan prevede che i responsabili politici reagiscano con tagli dei tassi, espansione del bilancio e, potenzialmente, sostegno finanziario su larga scala, data l’importanza economica e geopolitica dell’IA. Ciò aumenterebbe la liquidità e l’offerta di moneta, condizioni da cui il prezzo del Bitcoin ha storicamente tratto beneficio.
Tuttavia, si tratta di uno scenario, non di una garanzia. Una recessione potrebbe provocare un doloroso calo prima che qualsiasi risposta politica rafforzi le prospettive del bitcoin.
Anche un «atterraggio morbido» mantiene viva la tesi sul bitcoin
Il terzo scenario ipotizzato da Hougan è meno drammatico: crescita intorno al 3%, tassi d’interesse al 4% e uno sviluppo gestibile dell’IA. In tale scenario, egli prevede che l’adozione del bitcoin continui attraverso i flussi degli ETF, i consulenti finanziari, le tesorerie aziendali e, potenzialmente, anche i bilanci sovrani. Il debito pubblico continuerebbe ad aumentare, mentre il bitcoin potrebbe continuare a conquistare quote di mercato come bene di riserva di valore. Hougan non sostiene che il prezzo del bitcoin aumenti in modo lineare. Riconosce inoltre i rischi al di fuori della macroeconomia, tra cui l’informatica quantistica, una regolamentazione coordinata o un cambiamento inaspettato verso una disciplina fiscale più rigorosa.
Il punto più generale è che il caso di investimento del bitcoin non dipende da un unico esito dell’intelligenza artificiale. Se l’intelligenza artificiale crea abbondanza, potrebbe prevalere la scarsità. Se l’intelligenza artificiale fallisce, potrebbe tornare la liquidità. Se non si verifica nessuna delle due ipotesi, l’adozione può continuare.
Per Hougan, strade diverse conducono alla stessa destinazione: un ruolo più importante per il bitcoin nel sistema finanziario globale.
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