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Larry Fink di Blackrock lancia l’allarme recessione per i data center AI

Larry Fink, amministratore delegato di Blackrock, lancia l’allarme recessione in merito alle proposte di bloccare la costruzione di nuovi data center, avvertendo che il boom degli investimenti statunitensi nell’intelligenza artificiale (IA) è diventato troppo importante per essere interrotto. Le sue osservazioni giungono in un momento in cui le comunità e i legislatori mettono in discussione il consumo di energia elettrica, il fabbisogno idrico e l’aumento dei costi delle utenze da parte del settore. Eppure Blackrock non è certo un semplice spettatore, con una partnership nel settore delle infrastrutture per l’IA che punta a raggiungere fino a 100 miliardi di dollari di investimenti.

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Larry Fink di Blackrock lancia l’allarme recessione per i data center AI

Punti chiave

  • Larry Fink avverte che bloccare la costruzione di data center rischia di spingere l’economia statunitense verso la recessione.
  • La partnership di Blackrock per le infrastrutture di IA punta a un investimento fino a 100 miliardi di dollari.
  • Sanders e Ocasio-Cortez chiedono una sospensione a livello federale fino a quando non saranno in vigore misure di tutela più rigorose per i consumatori e l’ambiente.

Larry Fink di Blackrock avverte che il blocco dei data center potrebbe spingere gli Stati Uniti verso la recessione

Il boom dell’intelligenza artificiale (IA) negli Stati Uniti è ormai così profondamente radicato nell’economia che fermare la costruzione di nuovi data center potrebbe contribuire a far precipitare il Paese nella recessione, secondo il CEO di Blackrock Larry Fink. L’avvertimento arriva mentre politici, organizzazioni ambientaliste e residenti frustrati premono per l’introduzione di restrizioni sulle enormi strutture informatiche che consumano elettricità e acqua.

Ma c’è un altro intoppo. La stessa Blackrock sta contribuendo a finanziare proprio quelle infrastrutture al centro della controversia, inclusa una partnership che punta a investimenti fino a 100 miliardi di dollari. Con in gioco trilioni di dollari di spesa futura nell’IA, la disputa su chi debba pagare il conto si sta facendo sempre più accesa.

Fink lancia l’allarme recessione mentre cresce l’opposizione ai data center

Intervenendo alla CNBC mercoledì 14 ottobre, dopo la pubblicazione dei risultati finanziari del terzo trimestre di Blackrock, Fink ha fornito una valutazione cruda di ciò che potrebbe significare un blocco delle costruzioni a livello nazionale. «Se in questo Paese dovesse esserci una sorta di moratoria, entreremo in recessione», ha dichiarato Fink alla CNBC, secondo quanto riportato dalla giornalista della CNBC Paulina Likos.

«Gran parte della nostra economia si basa sullo sviluppo di questi investimenti in conto capitale», ha aggiunto, riferendosi alle spese in conto capitale a sostegno delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale. Fink ha inoltre riconosciuto le preoccupazioni dell’opinione pubblica riguardo al boom edilizio, ma ha sostenuto che «la maggior parte di esse deriva da disinformazione». L’amministratore delegato di Blackrock ha insistito:

«I data center non sono il problema. Stanno creando più posti di lavoro che mai».

Le sue dichiarazioni arrivano mentre l’opposizione acquista slancio in vista delle elezioni di medio termine del 3 novembre. Le comunità si chiedono se i benefici economici giustifichino l’aumento delle bollette elettriche, il maggiore fabbisogno idrico e l’impatto ambientale.

Sanders e Ocasio-Cortez spingono per una sospensione dei lavori

Il senatore Bernie Sanders, indipendente del Vermont, e la deputata Alexandria Ocasio-Cortez, democratica di New York, sono tra i legislatori di spicco che sostengono una moratoria federale su determinati progetti di data center per l’intelligenza artificiale fino a quando non saranno stabilite protezioni più solide per i consumatori, i lavoratori e l’ambiente. Le organizzazioni ambientaliste, tra cui Food & Water Watch, hanno mobilitato centinaia di gruppi a sostegno delle richieste di restrizioni. La loro argomentazione è chiara: le comunità non dovrebbero essere costrette a sostenere i crescenti costi infrastrutturali mentre le aziende tecnologiche competono per espandere la propria capacità di elaborazione. New York ha già imposto una sospensione temporanea a livello statale per alcuni grandi data center dedicati all’intelligenza artificiale, mentre altre giurisdizioni stanno valutando l’introduzione di restrizioni. Le proposte mirano generalmente alle nuove costruzioni o ai grandi ampliamenti, piuttosto che alla chiusura di strutture già operative. I sostenitori le descrivono come opportunità per stabilire delle regole prima di approvare ulteriori progetti.

Blackrock ha miliardi in gioco nelle infrastrutture per l’IA

L’avvertimento di Fink assume un’altra dimensione perché Blackrock ha notevoli interessi finanziari legati al continuo sviluppo dell’IA. Attraverso la sua AI Infrastructure Partnership con Microsoft, MGX e altri investitori, Blackrock sta partecipando a un’iniziativa volta a mobilitare 30 miliardi di dollari in capitale proprio e potenzialmente 100 miliardi, compreso il debito. L’acquisizione di Aligned Data Centers da parte del consorzio, del valore di circa 40 miliardi di dollari, illustra la portata di tale impegno.

Durante l’intervista alla CNBC con Jim Cramer, Fink ha descritto la crescente domanda di finanziamenti in tutta l’economia americana. «Beh, penso che in parte ciò sia dovuto al nostro successo. Voglio dire, stiamo assistendo a una domanda di capitale in tutti i diversi segmenti dell’economia», ha spiegato.

«So che tutto ciò che riguarda l’intelligenza artificiale e i data center è affascinante e attraente. E vogliamo parlarne. Ma sempre più organizzazioni si stanno rivolgendo ai mercati dei capitali. Blackrock è al centro di queste discussioni», ha affermato Fink.

Un boom di spesa da un trilione di dollari incontra resistenze politiche

Le proiezioni di Wall Street citate dalla CNBC suggeriscono che le spese in conto capitale annuali per l’IA potrebbero superare i 1.000 miliardi di dollari nel 2027, con investimenti cumulativi che supereranno i 5.000 miliardi di dollari entro il 2030. Queste previsioni aiutano a spiegare perché Fink stia lanciando l’allarme. La costruzione di data center alimenta la domanda di apparecchiature elettriche, manodopera edile, infrastrutture energetiche, semiconduttori e finanziamenti.

Allo stesso tempo, i sostenitori dell’IA sostengono che le affermazioni sul consumo idrico dell’intelligenza artificiale siano spesso esagerate. Le prime stime, secondo cui una singola risposta di ChatGPT consumerebbe mezzo litro d’acqua, includevano sia i sistemi di raffreddamento che la produzione di elettricità, basandosi spesso sugli scenari peggiori. Misurazioni più recenti raccontano una storia diversa.

Il team di IA di Google riferisce che un tipico prompt di testo di Gemini consuma solo 0,26 millilitri, circa cinque gocce. I sostenitori dell’IA sottolineano inoltre che i data center rappresentano una piccola frazione del consumo di acqua dolce degli Stati Uniti, mentre i sistemi di raffreddamento più recenti riciclano sempre più spesso l’acqua o utilizzano l’aria esterna.

Essi confrontano il fabbisogno idrico dell’IA con quello dei campi da golf, dell’irrigazione dei prati e dei sistemi agricoli, sostenendo che il consumo sia relativamente modesto, sebbene la carenza idrica a livello locale rimanga una preoccupazione legittima. Se le proteste contro l’IA e le moratorie continuano a guadagnare terreno, Fink intravede un rischio di recessione nel limitare lo sviluppo. Gli oppositori vedono rischi finanziari e ambientali nel consentire l’espansione senza garanzie più solide.

Per Blackrock, la posta in gioco riguarda sia l’economia in senso lato sia i propri investimenti in infrastrutture. Per le comunità che discutono se sia opportuno o meno avere un altro data center nelle loro vicinanze, la questione è decisamente più urgente. Chi ottiene i benefici economici e chi paga per l’energia?

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Questo articolo è stato tradotto dall'inglese tramite IA. La versione originale in inglese è la fonte autorevole; le traduzioni automatiche possono contenere imprecisioni, in particolare nella terminologia legale e normativa.