Le più grandi banche nazionali americane sono oggetto di un nuovo scrutinio dopo che le autorità di regolamentazione federali hanno scoperto che tutte e nove applicavano politiche che potevano limitare i servizi finanziari in base alle convinzioni politiche, all’appartenenza religiosa o ad attività commerciali lecite. L’Ufficio del Controllore della Valuta (OCC) ha esaminato quasi 100.000 reclami e 420.000 pagine di documenti, portando alla luce decisioni relative a prodotti a tema Trump, società mediatiche conservatrici, aziende operanti nel settore delle armi da fuoco e asset digitali.
OCC svela le pratiche di "debanking" dei 9 giganti bancari USA

Punti chiave
- L’OCC ha riscontrato che tutte e nove le principali banche applicavano politiche che limitavano l’accesso ai servizi finanziari.
- Wepay, di JPMorgan, ha chiuso il conto di un venditore di merchandising di Trump nel febbraio 2021.
- L’OCC ha riscontrato restrizioni bancarie che interessavano le attività nel settore delle armi da fuoco, dell’energia e delle risorse digitali.
Vendere prodotti di Donald Trump, gestire un’azienda mediatica conservatrice o un’attività di commercio di armi da fuoco perfettamente legale comportava apparentemente un rischio finanziario inaspettato: perdere l’accesso ai servizi bancari. Mercoledì 14 ottobre, l’Office of the Comptroller of the Currency (OCC) ha reso nota un’indagine sulle nove maggiori banche nazionali americane.
L’OCC ha rivelato che ogni istituto applicava politiche in grado di limitare i clienti in base alle convinzioni politiche, all’appartenenza religiosa o ad attività commerciali lecite. I risultati coprono il periodo dal 2020 a settembre 2025 e si basano su quasi 100.000 reclami e circa 420.000 pagine di documenti interni. La conclusione dell’autorità di vigilanza solleva scomode domande su chi abbia il diritto di possedere un conto corrente.
I colossi bancari sotto esame per pregiudizi politici e religiosi
In un rapporto esaustivo, l’OCC ha esaminato JPMorgan Chase, Bank of America, Citibank, Wells Fargo, U.S. Bank, Capital One, PNC, TD Bank e BMO Bank. Il rapporto ha rilevato che le politiche generali sul rischio di reputazione talvolta sostituivano le preoccupazioni finanziarie misurabili con giudizi soggettivi.

«Le banche erano in gran parte prive di standard chiari e misurabili e di criteri oggettivi basati sul rischio per valutare i rischi di reputazione dei clienti o dei potenziali clienti», ha rivelato il rapporto. Inoltre, il controllore Jonathan V. Gould è intervenuto con tono deciso nel comunicato stampa che accompagnava il rapporto dell’agenzia.
«Il rapporto odierno fornisce prove inconfutabili del fatto che le più grandi banche del Paese abbiano negato l’accesso ai servizi bancari, escluso e discriminato clienti e imprese operanti nel rispetto della legge», ha dichiarato Gould. Un esempio particolarmente rivelatore ha riguardato Wepay, la controllata di JPMorgan specializzata nei pagamenti, che nel febbraio 2021 ha chiuso un conto che vendeva articoli a sostegno di Trump e del movimento «Make America Great Again».
Un dipendente ha spiegato la decisione internamente. «Abbiamo chiuso il loro conto a causa della violazione dei Termini di servizio di Wepay (gli articoli relativi a MAGA e a Trump ne fanno parte)», afferma la persona citata nel rapporto.
Le e-mail interne di PNC rivelano un altro punto critico relativo alla revoca dei servizi bancari
L’istituto finanziario americano PNC ha rifiutato di concedere credito a una società di media i cui proprietari intrattenevano legami politici e religiosi conservatori di primo piano. Un dipendente ha messo in discussione l’opportunità stessa che la banca si associasse a tale società.
«Penso che diventi davvero difficile giustificare il fatto di allinearci con una società i cui proprietari hanno costruito un’immagine pubblica basata su opinioni molto contrarie alle convinzioni e ai valori di PNC», ha affermato il dipendente. L’indagine ha inoltre individuato un caso riguardante un’organizzazione le cui attività politiche sostenevano candidati democratici, dimostrando che le restrizioni motivate da ragioni politiche non erano limitate a un solo partito.
Al di là delle affiliazioni politiche, le autorità di regolamentazione hanno riscontrato restrizioni specifiche per settore che interessavano produttori di armi da fuoco, società carbonifere, aziende del settore petrolifero e del gas, strutture di detenzione, aziende produttrici di tabacco e attività relative agli asset digitali. Il rapporto ha illustrato chiaramente le conseguenze:
«Le politiche che adottavano restrizioni specifiche per settore hanno avuto conseguenze concrete».
Alcune banche hanno imposto standard sociali interni ad attività commerciali nel settore delle armi da fuoco altrimenti legittime, comprese restrizioni relative alla capacità dei caricatori e alle vendite a clienti di età inferiore ai 21 anni. Le imprese più piccole hanno talvolta dovuto affrontare ostacoli finanziari, mentre le aziende consolidate hanno beneficiato di deroghe.
I clienti facoltosi ottenevano deroghe mentre i clienti ordinari perdevano l’accesso
Il rapporto dell’OCC ha inoltre messo in luce una curiosa contraddizione nel modo in cui le banche valutavano il rischio reputazionale. Alcuni clienti hanno perso l’accesso ai servizi a causa di pubblicità sfavorevole o accuse non verificate, mentre alcuni clienti facoltosi hanno mantenuto i rapporti bancari nonostante avessero attirato un’attenzione negativa più grave.
I risultati suggeriscono che il rischio di reputazione non è stato sempre applicato in modo coerente, in particolare quando erano in gioco relazioni bancarie di valore. L’autorità di vigilanza ha inoltre riconosciuto di non essere in grado di stabilire il numero totale dei clienti coinvolti né di calcolare l’entità complessiva del danno finanziario.
L’OCC avverte che le riforme bancarie potrebbero non essere sufficienti
Sebbene le banche abbiano rivisto alcune politiche, le autorità di vigilanza hanno scoperto che le considerazioni relative al rischio di reputazione talvolta sopravvivevano sotto denominazioni alternative, tra cui il rischio di marchio e il rischio di franchising. Gould ha avvertito che i cambiamenti volontari potrebbero non essere sufficienti. «Nonostante alcuni sforzi da parte delle banche più grandi per frenare queste pratiche, non sono fiducioso che saranno sufficienti», ha affermato.
L’OCC ha già eliminato le considerazioni relative al rischio di reputazione dalle ispezioni bancarie e sta valutando ulteriori modifiche in materia di vigilanza. «L’accesso equo ai servizi finanziari non è un mantra: è un mandato», ha concluso Gould.
Per i nove colossi bancari, la pressione è alta. La domanda più difficile è se l’eliminazione delle politiche controverse eliminerà anche quella discrezionalità che, in primo luogo, ha permesso a tali politiche di influenzare le decisioni dei clienti.
Questo articolo è stato tradotto dall'inglese tramite IA. La versione originale in inglese è la fonte autorevole; le traduzioni automatiche possono contenere imprecisioni, in particolare nella terminologia legale e normativa.












